
Un circolo per la nuova Sinistra
documento costitutivo del circolo “6 dicembre” di SeL a Sestri Ponente
Siamo persone che provengono da esperienze diverse, che hanno militato in diversi partiti oppure che non hanno ancora mai aderito a nessuna formazione politica. Abbiamo iniziato a incontrarci e lavorare assieme perché siamo convinti che vi sia ancora spazio per una Sinistra vera, autonoma e indipendente. Una Sinistra che trovi nei valori del lavoro, dei diritti della persona, della libertà e della partecipazione la propria definizione più profonda. Una Sinistra nella quale possa riconoscersi chi ora non trova alcun luogo per esprimere e concretizzare le proprie idee.
Non è questo un percorso che abbiamo iniziato solo adesso. Per molti ha significato abbandonare esperienze importanti, mettersi in discussione. Rischiare di impegnarsi in un percorso che non si sapeva ancora precisamente dove avrebbe portato. Possiamo dire che in questi ultimi due anni, dalla campagna per la Sinistra Arcobaleno alle ultime elezioni europee, ci siamo confrontati e ci siamo scontrati su molte questioni. Abbiamo trovato nuovi compagni di strada, altri si sono allontanati. Abbiamo incontrato difficoltà e sicuramente abbiamo anche commesso errori. Ma ora prima di ogni altra cosa importa sottolineare che per noi il cammino iniziato non si ferma: il gruppo di compagne e compagni che oggi, insieme, indipendentemente dal loro provenire da Sinistra Democratica, Movimento Per la Sinistra, Partito Socialista, Unire la Sinistra o dal loro essere senza alcuna tessera in tasca, danno vita al circolo per Sinistra e Libertà nel municipio Medio Ponente di Genova hanno continuato nel tempo a lavorare e crescere insieme e insisteranno a costruire seguendo questo progetto, perché credono in questa nuova casa comune.
Per questo, noi che oggi diamo vita al nuovo circolo ci impegniamo a promuovere iniziative col nome e col simbolo di Sinistra e Libertà sul nostro territorio ed a costruire una rete il più possibile ampia di soggetti e singole persone che vogliano contribuire al progetto di una nuova sinistra unita. E a convocare entro la metà di settembre un’assemblea degli aderenti per votare uno statuto per darci regole condivise da seguire nello sviluppare le nostre attività. Questo nuovo soggetto politico al quale vogliamo dare il maggior contributo possibile per noi parte da qui: dal nostro stare insieme e dal nostro volerci confrontare liberamente sulle questioni che riguardano la nostra città, la nostra regione e il nostro paese.
Circolo “6 dicembre” – Sinistra e Libertà
Via Vigna 24r, 16154 Genova
Tel. 010.8640513 (lun-ven 17.30-19.30)– cell. 377.1198835
Email: sinistra.medioponente@gmail.com
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SeL inizi il viaggio verso il cambiamento
di Patrizia Sentinelli
Da L’Altro
Giovedì 20 Agosto 2009
Si apra subito il processo costituente con scelte chiare, non ambigue.
Si sperimentino forme orizzontali di relazioni e di direzione che coinvolgano i tanti che ci hanno dato credito e che sono legittimamente i "veri proprietari" di Sinistra e Libertà.
Mi piace molto la poesia "Itaca" di Kavafis. Mi intriga, mi sollecita riflessioni sulla nostra storia, ma soprattutto mi risveglia il desiderio e la voglia di andare, il rischio del viaggio, ma anche la percezione di un cambiamento possibile proprio dell'andare, del camminare. Anche gli zapatisti, d'altronde, dicono camminare domandando. E dunque trasformare nel viaggio, pensando sì alla meta, ma usando il viaggio per produrre il cambiamento, senza doversi rassegnare all'esistente. E allora, quando Fausto Bertinotti la ripropone, sento rinnovarsi questo intrigo e ne subisco la fascinazione. E penso alla pratica politica di questi nostri duri tempi e mi chiedo se il non affrettare il viaggio possa farci cadere nel contrario e cioè nell'immobilismo.
Naturalmente sto facendo riferimento al processo costituente di un nuovo soggetto politico a sinistra e all'esperienza concreta di Sinistra e Libertà.
A me pare che oggi non si possano sovrapporre i due termini. Non perché Sinistra e Libertà sia una forza oppositiva al nuovo soggetto, quanto piuttosto perché le forze che l'hanno animata perseguono obiettivi diversi (penso alla recente intervista di Nencini, ad esempio, che dice che la vita del partito socialista sarà lunga e proseguirà come tale). Così come sono ora, rispondono a due esigenze diverse. Il primo - l'avvio concreto del processo costituente - parla di una sconfitta storica della sinistra che richiede di essere capita e interpretata per procedere appunto nel viaggio, o in altre parole nel movimento, per definire nuovi contorni ideali senza però ricominciare sempre tutto da capo come se i nostri riferimenti culturali e le lotte che abbiamo agito fossero tutte cose inservibili.
Parla di una volontà, peraltro espressa da numerose esperienze sociali, di un soggetto tutt'affatto identitario volto a favorire apertura. Apertura per essere capaci di accogliere le nuove domande che pone la crisi, quella economica come quella sociale e ambientale. Apertura per collocarci a livello internazionale e a partire dall'Europa tra quelle forze che provano a farla contare politicamente, soprattutto mentre crescono consensi a partiti di destra, il socialismo è in difficoltà e la sinistra europea arranca. Apertura per intraprendere azioni di pace proprio mentre il governo delle destre parla esplicitamente di norme di guerra da ricontrattare in Afghanistan e il Pd sembra acconsentire.
Apertura e impegno per tante altre cose che richiedono proposte di innovazione e ridefinizione di un nuovo senso civile e democratico, per fermare il razzismo così come le forme attuali di sopraffazione maschile sulle donne e le loro libertà e desideri.
L'altro soggetto (Sinistra e Libertà) per ora si presenta come un cartello elettorale di forze e idealità diverse. Abbiamo provato insieme a superare l' ignobile sbarramento; non ci siamo riusciti, ma i consensi ottenuti sono stati confortanti nel senso che ci spingono a continuare il percorso.
Ma qui c'è il paradosso. Tutto ci dice che vale la pena proseguire, dar corpo alle attese, lavorare alacremente, insieme, per il nuovo soggetto come promesso agli elettori. Ma si sta fermi, con qualche finta partenza come il seminario del 3 luglio, ma sostanzialmente l'iniziativa, il senso, non c'è. Ci sarà la festa nazionale? Non so. A me pare che manchino le premesse.
Ho investito molto come tanti altri in campagna elettorale per trasmettere l'idea che non si tornava indietro, che quello che chiedevamo era un voto per l'oggi ma anche per far crescere il progetto. Ci credevamo tutti? Non credo. Alla luce dei fatti no. Non ci si credeva, perché SeL è ancora una cosa indeterminata, un semplice cartello che può essere usato magari nelle prossime tornate elettorali ma non un soggetto plurale, organizzato e partecipato come servirebbe.
Non mi convince chi dice che sarebbe una scorciatoia banale e dannosa la costruzione di un vero nuovo partito oggi. Dannosa perché? Un partito - abbiamo sempre ripetuto - non può più essere nel nuovo secolo un'organizzazione verticale, diretta solo e soprattutto da un gruppo centrale. Allora si apra questo benedetto processo con scelte chiare, non ambigue. Si sperimentino, finalmente, forme orizzontali di relazioni e dunque di direzione. Lo si chiami con il nome che gli è proprio "processo costituente" e si parta. Da subito. Con i tanti e tante che ci hanno dato credito, che legittimamente ora sono i "proprietari" di Sinistra e Libertà, che non si fermano a guardare fuori della porta quello che succede nel Pd, ma che agiscono invece in proprio assumendosi la responsabilità di dire e di fare incidendo sulla scena politica, anche se si è fuori dal Parlamento. Peraltro ci sono esperienze di fatto molto importanti che si muovono in questa direzione nelle diverse istituzioni amministrative e regionali.
E a primavera si voterà proprio per le Regionali. Avverto con sgomento un senso di solitudine in molti eletti che hanno con entusiasmo e coraggio promosso SeL a livello locale, investendo nel progetto nazionale. Come nel Lazio ad esempio, dove addirittura hanno formato prima il gruppo per la sinistra e poi SeL. Ma oggi si rischia di non portare a risultato quanto impostato per difetto di prospettiva. La festa di settembre e l'assemblea possono tornare utili per definire il profilo necessario. Ma è indispensabile cambiare le premesse e mettere in campo una pratica di coinvolgimento partecipativo. Non bastano né discussioni riservate agli stati maggiori delle forze politiche, come il peggior modello federativo indica, né cooptazioni dall'alto di alcuni indipendenti o intellettuali o esponenti di movimento che dir si voglia nel coordinamento nazionale che sembra nascerà dall'assemblea. Serve una profonda discontinuità. Penso a un percorso trasparente che dentro un quadro nazionale dia una vera sovranità ai territori. Non una rinnovata rivolta basista bensì elementi minimi di partecipazione e di controllo.
L'Associazione per la sinistra era nata proprio per essere elemento innovativo per contribuire a costruire il nuovo soggetto. Le forme, dicevamo, sono indispensabili quanto i contenuti. Dunque si cominciò a lavorare provando a coinvolgere singoli e gruppi che avevano interesse al processo costituente lanciando assemblee territoriali, primarie delle idee, statuto, carta degli intenti e forum di lavoro tematici. Ma guardiamo le cose come si sono determinate: l'Associazione non è stata certamente elemento interessante per le forze politiche che pure dichiaravano l'interesse nella costruzione del soggetto. Non è la mia una critica polemica per rimproverare quelli che chiamiamo impropriamente i gruppi dirigenti nazionali. È piuttosto la constatazione dei fatti, di un relativo disinteresse alla prosecuzione del percorso associativo una volta avviata la campagna elettorale. Un errore? Sì, io credo di sì. Le associazioni nelle città continuavano a lavorare con quel grado di sperimentazione che hanno tutte le esperienze che si muovono in un campo non consueto. E forse si sono commesse ingenuità e/o riproposti comportamenti autoreferenziali e a volte accelerazioni elettoralistiche per le amministrative locali. Ma ciò che è mancato è stato piuttosto il segno nazionale, la pratica dell'obiettivo, il riconoscimento e le valorizzazione del lavoro svolto. Ma quell'esperienza oggi deve continuare, così come è sta definito nella prima riunione di lavoro con le associazioni territoriali che abbiamo tenuto a luglio, e come si approfondirà a settembre nell'incontro che si è proposto di tenere come lancio di temi da sviluppare e confronto tra realtà diverse, e anche come contributo per l'assemblea nazionale di Sinistra e Libertà del 19 settembre.
L'Associazione può contribuire alla discussione politica e alla disegno del profilo culturale del nuovo soggetto. E essere luogo di sperimentazione di pratiche comuni.
Il punto è come si da corpo al processo costituente senza ulteriori dilazioni politiciste. Capisco che non tutti i soggetti politici coinvolti in SeL abbiano voglia, determinazione, interesse a dar vita al nuovo soggetto. Capisco e riconosco legittimità ai loro percorsi (penso in particolare ai socialisti o ai verdi che saranno impegnati in autunno nei loro congressi). Ma chi ritiene e io lo ritengo, come molti con cui discuto, che è maturo il tempo di una nuova soggettività politica a sinistra capace di interloquire con le altre forze di opposizione alle destre per proporre financo una alternativa, che ritiene indispensabile un luogo trasparente dotato di regole per favorire una partecipazione larga e sovrana di popolo, chi ritiene che si abbia bisogno di spazi per proporre idee e su quelle far camminare conflitti e lotte sociali o intessere relazioni politiche, istituzionali con altri a partire però da una proprio autonomia organizzativa perché non potrebbe farlo? Magari incontrando gli altri che perseguono altri obiettivi in alleanze elettorali se necessarie e scelte. Nel Pd si è aperta una stagione congressuale che può condurlo a un profilo più attento alle dinamiche proprie della sinistra, vale a dire a riscrivere una politica economica redistributiva e egualitaria, a ricollocare il lavoro al centro della politica risalendo quella china degli anni del furore neoliberista così negativa per i lavoratori, giovani e precari. E allora un soggetto dichiaratamente di sinistra che si arricchisce per la pratica e cultura comune dell'impianto e ispirazione ecologista, così come di libertà e diritti civili che non sempre si sono incontrati nelle diverse storie dei comunismi, credo possa svolgere un ruolo determinante nella nuova fase (crisi della globalizzazione) che si vive a livello nazionale e internazionale. Ma non c'è lo spazio sociale e politico per un nuovo partito che sappia ripercorrere criticamente le esperienze trascorse e nel contempo cimentarsi con le nuove questioni? La lotta al nucleare. Ma anche agli ogm, non perché fanno male alla salute, ma soprattutto perché il loro uso invera un modello di agricoltura e di economia monopolista che esclude ogni altro modello alimentare così come spiegano in particolare le lotte indigene. E ancora la lotta alla dissipazione del territorio che continua a essere la cifra dominante della politica, in assenza di una nuova legge urbanistica, del governo del territorio. Ma anche che propone e cerchi di conquistare un nuovo wellfare a partire dal salario sociale per tutti e tutte e che ridisegni servizi sociali universali. E una politica vera di pace che non usi più ridicoli ossimori per giustificare la guerra, una politica garantista che sappia dare solidarietà a Vendola in Puglia perché la merita e perché riconosce lì un livello di attacco inaudito ad una delle esperienze amministrative e dunque politiche più rilevanti per il cambiamento. O una politica di inclusione che possa contrastare creativamente e sapientemente la regressione pericolosa delle ronde e del riempimento inverosimile delle carceri. Temi importanti da definire e da approfondire, che però possono parlare di nuovo di lavoro e di diritti, di relazioni internazionali. C'è tra poco anche il congresso della Cgil, un congresso decisivo, mi pare, quando il governo parla di gabbie salariali e contratti individuali. Non serve un soggetto di sinistra o un partito capace di un'interlocuzione? Un soggetto vero, non un'idea generica composta di un insieme di forze politiche che dice di voler fare, ma che in realtà tace perché si aspetta il tempo migliore.
Il tempo è adesso altrimenti cresceranno disillusione, sfiducia e rassegnazione accompagnate da esodi individuali.
Gli empori fenici dove indugiare ad acquistare madreperle, coralli e altro e le molte città egizie di Kavafis siano per noi vere tappe del viaggio, lungo sì, ma orientato alla meta.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------Documento per l'Assemblea degli elettori e dei sostenitori di Sinistra e Libertà del 15 luglio 2009
È ARRIVATO IL MOMENTO DI CAMBIARE PASSO!
L’incontro nazionale di SeL dello scorso 3 luglio per l’ennesima volta ha lasciato irrisolti i nodi politici di fondo che ci trasciniamo ormai da tempi (politicamente) ”biblici”, pur in presenza di un risultato elettorale giudicato soddisfacente date le condizioni e una diffusa speranza da parte di chi si è speso in questa esperienza.
Il ribadire una serie di affermazioni non scontate ma banali (si continua l’esperienza, importanza dei territori e della partecipazione, ecc.), accompagnate da una serie di fatti scontati ma non banali (riproposizione per le prossime elezioni amministrative di SeL come cartello elettorale, creazione di una sorta di coordinamento permanente delle forze politiche costituenti) apparentemente conferma il percorso intrapreso ma nei fatti non fa fare sostanziali passi in avanti al processo di costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra.
Al contrario crediamo che, proprio in ragione del risultato elettorale e delle esperienze unitarie che si sono sviluppate nei territori sotto il segno unificante di SeL durante la campagna elettorale, sia necessario proprio in questa delicata fase, (pur consci della presenza di forze politiche strutturate e dei loro tempi “politici”) produrre un’accelerazione del processo costituente, partendo dal presupposto che SeL non è patrimonio esclusivo delle forze politiche costituenti, bensì anche del quasi milione di cittadine e cittadini che l’hanno sostenuta e votata vedendo in essa una prospettiva di possibile costruzione dei una grande, unica forza della sinistra.
Siamo convinti che debbano essere trovate le adeguate modalità per evitare scollamenti, in sede anche locale, tra livelli decisionali ristretti e la “base” e le sue realtà territoriali più o meno organizzate.
Sottolineiamo inoltre la necessità di una sinistra unita, plurale ed europea che di fronte a una crisi senza confini abbandoni definitivamente lo "sguardo nazionale" e adotti uno "sguardo cosmopolita" in grado di affrontare i problemi da un punto di vista dell’interesse generale.
Rivendichiamo un immediato inizio reale del processo costituente e proponiamo quindi all’assemblea degli elettori e dei sostenitori genovesi di SeL di assumere:
1. la proposta di fare nascere immediatamente SeL sui territori che sono in grado di organizzarsi, dotandosi di organismi eletti e di responsabili, eletti nel corso di assemblee pubbliche degli elettori e dei sostenitori di SeL dei singoli Municipi cittadini o dei singoli Comuni della provincia;
2. la proposta di costituire, immediatamente dopo, un coordinamento cittadino temporaneo “orizzontale” delle strutture territoriali di SeL;
3. la calendarizzazione entro la fine di settembre (e indipendentemente dalle decisioni assunte nazionalmente) di un’assemblea costituente cittadina di SeL che elegga un organismo dirigente rappresentativo (dei territori e delle diverse “sensibilità” politiche presenti e aperto anche a successive adesioni) che organizzi il consolidamento di SeL nella provincia di Genova (anche attraverso il tesseramento individuale) e prepari al meglio la partecipazione alle elezioni regionali del 2010 (con una discussione partecipata e collettiva del programma e delle candidature);
4. la costituzione di un “comitato scientifico”, formato da personalità della cultura, che supporti l’elaborazione e l’attività di SeL;
5. la ricerca di un raccordo con le altre province liguri per creare un livello regionale che ricalchi, nelle modalità di formazione degli organismi dirigenti e delle decisioni, quello proposto per la nostra realtà provinciale;
6. l’immediata individuazione di alcuni “temi” politici con i quali caratterizzare SeL nel prossimo periodo:
- ambiente e territorio (idea di città, mobilità, grandi opere)
- diritti di cittadinanza (sia per migranti che per “autoctoni”)
- lavoro/lavori (nell’epoca della crisi del “turbocapitalismo”)
- giovani e anziani (condizione specifica e spazi di socialità)
- laicità (come concetto portante delle nostra iniziativa)
- cultura, istruzione e sviluppo (come motore di trasformazione della società)
- sanità e welfare.
Ci rendiamo conto della “forzatura” che stiamo producendo e delle “resistenze” che ne possono derivare da parte delle forze politiche costituenti SeL (delle quali peraltro molti di noi fanno parte); alle strutture organizzate di Sinistra Democratica, Movimento per la Sinistra, Unire la Sinistra, Partito Socialista, Verdi non chiediamo quindi di “sciogliersi”, ma di contribuire attivamente al processo facendo un atto di generosità politica nella “cessione di sovranità politica” alle nuove costituende strutture di SeL, territoriali e cittadine.
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